Università di Palermo sull’Economist
Novembre 14th, 2008
Era ora. E nessuno dica più che l’ateneo palermitano non ha alcuna fama internazionale. In questo articolo dell’Economist. si parla in generale dell’università italiana come uno dei “worst managed, worst performing and most corrupt sectors in Italy” (chiaramente non sanno nulla dell’andazzo alla Regione Sicilia) e si fa l’esempio dell’Università di Palermo dove “as many as 230 teachers are reported to be related to other teachers”. Si attende l’indignata smentita del Rettore.
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Child in Time: Leyla (Second Life, part 3)
Novembre 2nd, 2008
Quando, tra qualche mese, compirà tre anni Leyla avrà passato quasi metà della sua vita a Londra, sicuramente quel pezzo di vita di cui si ricorda. Dell’altra, vita, non si ricorda ormai nulla. È depositata in qualche angolo remoto dell’inconscio, inaccessibile.
Leyla non sa di essere a Londra, nella città globale – il suo mondo si restringe a pochi luoghi specifici, pochissimi nel suo caso. Lei sa che uscendo dalla porta di casa a sinistra si va all’asilo, a destra al parco. Entrambi distano circa cento metri da casa. Ogni tanto la mettiamo in macchina e andiamo in un parco più grande o incontriamo amici in pub e ristoranti, ma queste digressioni occasionali non lasciano una grande impressione in Leyla – per lei fuori dalla casa continuano a esserci principalmente solo due possibilità: asilo o parco.
In asilo passa otto ore al giorno, cinque giorni a settimana, tutto l’anno. Il suo carattere si forma tanto lì quanto con noi. Lo vediamo ogni giorno con un misto di divertimento e apprensione. Quando rifiuta stizzosa di comunicare dicendo “you are NOT my friend” o quando alza il dito indice e intima “stop it!”, da chi l’avrà imparato? C’è un modo di evitare che invece di inglese parli cockney (‘shorry’ invece di sorry, ‘cauld’ invece di cold, ‘whah’ invece di what)? Da quando i bambini che escono di casa commentano, per prima cosa, sul tempo (“daddy, it’s not raining”)? È inevitabile che a un certo punto i genitori realizzino che i figli abitino un mondo del tutto diverso da quello che era loro familiare, ma pensavo che ciò accadesse nell’adolescenza. Continua a leggere »
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Gasparazzo
Ottobre 28th, 2008
Cool! Il mio articolo su Gasparazzo è su questa pagina di Google Books. E’ uno dei pochi portali visitati dagli studenti (almeno qui).
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La fabbrica dei docenti
Ottobre 28th, 2008
Altro articolo, questa volta dal Corriere, sullo stato dell’Università. Semplice, chiaro e veritiero.
Aggiornamento: Altro articolo di repubblica sui concorsi con un solo candidato…
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Si inizia con i blog
Ottobre 25th, 2008
Dalle notizie che raccolgo dagli amici turchi a quanto pare il governo turco ha oscurato ieri “Blogger”, il più grande host di blog. E’ scomparso tutto, anche il blog del padre di Z. Falay dedicato al bridge. Youtube e Wordpress sono oscurati la maggior parte del tempo dalle autorità dalla metà del 2007. La ragione è che queste piattaforme ospitano spesso video e blog che contengono secondo le autorità messaggi di vilipendio alle istituzioni. Ma nel ventunesimo secolo i blog sono il termometro della democrazia. Se si inizia con loro, si arriverà presto a sopprimere le persone.
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Docenti per diritto ereditario
Ottobre 24th, 2008
Link all’articolo di Repubblica. Io naturalmente ne avevo parlato molto tempo fa.
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Dieci anni in Tibet
Ottobre 12th, 2008
Da un paio di mesi è passato un anniversario che ho trascurato. Era più o meno settembre 1998. Sono già passati dieci anni. Da allora, me ne ero quasi dimenticato, non guardo più la televisione.
All’inizio proprio non mi ero accorto di questa ‘rinuncia’. Mi trovavo catapultato in un pensionato universitario a Kentish Town, in mezzo a centinaia di altri studenti da tutto il mondo che, come me, sgobbavano tutta la giornata e si volevano divertire la sera, e nessuno la guardava, la televisione.
Un paio di anni dopo, quando già vivevo con The Girl, affittammo una casa dove una televisione c’era già. La collegavamo al videoregistratore (allora c’erano pochi DVD) e affittavamo film di Fellini, regista che ho ’scoperto’ solo a Londra. Ma i programmi in ‘prima serata’ erano proprio pietosi, tutti su pesca e giardinaggio. Ho scoperto dopo che la ‘prima serata’ inglese è in un orario diverso da quella italiana, per via del fatto che dopo il lavoro si va al pub. Continua a leggere »
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Ludovico Einaudi è
Ottobre 3rd, 2008
Barbican Centre, Londra, 1 ottobre
Ludovico Einaudi è straordinario perchè è semplice. Le sue melodie usano poche note, sempre le stesse in verità, e si dipanano in modo naturale, cioè uno pensa: beh, è giusto che dopo questo ci sia quest’altro; non c’è forzatura. Allo stesso tempo non sono banali, ti portano in posti dove non sei mai stato. E dove vorresti rimanere.
Forse non è il genere di musica che ti energizza dopo due ore di concerto. Il massimo tempo di ascolto di Einaudi sul mio ipod è 20 minuti. Diciamo che al concerto dopo un po’ cominci a pensare ai fatti tuoi, e poi ogni tanto con un “blink” torni ad osservare il palco, e ci trovi Einaudi che accarezza la tastiera, facendo largo uso delle pause e dei silenzi, oltre che della musica e dei suoni. Con il mio background rockettaro, genere in cui le esecuzioni dal vivo sono piene di imprevisti e improvvisazioni, ho trovato molto spesso i pezzi suonati da Einaudi identici a quelli registrati. Mi sono dovuto chiedere: qual è allora la differenza tra un concerto e una registrazione? E’ filosofica. Nell’esecuzione dal vivo c’è l’immediatezza. La sensazione e la certezza che se Einaudi in quell’istante non toccasse quel tasto, quel suono non ci sarebbe. Mi basta tanto per emozionarmi.
Ludovico Einaudi è anche caro, purtroppo. I soldi li vale tutti. Ma a 25 sterline a persona il biglietto + 38 di babysitter + 8 al cafè del Barbican + 4 di tube (= 100 sterline), alla fine del concerto sentivo una certa leggerezza, non solo per le melodie eteree, ma anche per il portafoglio svuotato…
Tags: Ludovico Einaudi;
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Brindiam brindiam
Settembre 18th, 2008
Scenario 1. Primavera 2003. The Girl si presenta ad Heathrow con armi e bagagli per trasferirsi a Palermo. Volo Alitalia, con cambio a Roma. Ma c’è sciopero, non sanno quando potrà volare. Per rimediare le offrono di metterla su un volo per Milano, lì, dicono, potrà avere più chance di trovarne uno per Palermo. Lei ci crede. A Malpensa non c’è nessun volo disponibile, la priorità per un altro volo che avrebbe avuto a Londra a scioperò terminato non ce l’ha più a Milano, ma non glielo avevano spiegato. The Girl non parla italiano, loro parlano male e controvoglia l’inglese. E’ il periodo pasquale, tutti voli per i successivi dieci giorni sono pieni. The Girl resta 36 ore in aereoporto in attesa di qualcosa, intanto le hanno anche perso i bagagli. Alitalia non le paga nè hotel nè niente, sulla base che è stata una sua scelta andare a Milano. The Girl si accampa a casa di un’amica. Riuscirà poi a trovare un posto in treno per Roma e infine un passaggio in auto da lì a Palermo, dove arriva cinque giorni dopo la sua partenza. Non le viene rimborsato nulla.
Scenario 2. Oggi. The Girl e il sottoscritto brindano con una bottiglia di Bordeaux mentre scorre su internet la ormai sicura notizia del fallimento Alitalia. Per noi è un grande giorno.
Post collegati: Malitalia.
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Second Life pt.2–at work
Settembre 18th, 2008
Post collegati:
[Second Life pt.1 - at home]
[Cronaca asciutta del primo semestre]
At Work
Guardo il calendario con stupore: è già passato un anno. Qualche giorno fa in dipartimento c’è stata la riunione di inizio anno accademico, la stessa in cui, a settembre scorso, avevano accolto noi nuovi assunti. Mi rivedo mentro osservo a bocca aperta la serietà con la quale procedono i lavori. A rifare la stessa esperienza ora mi sembra di ricominciare un ciclo, e così penso appaia agli altri. Nonostante abbia ancora tanto da imparare, posso cominciare a immaginare come le scadenze fisse in cui si articola l’anno da settembre a giugno possano diventare atti di un rituale al quale ci si adegua distrattamente. Tornare ad avere contatti giornalieri con gli studenti e con gli altri docenti è un cambiamento piacevole rispetto alle giornate solitarie alla British Library (nella consapevolezza che tra sei mesi dirò esattamente il contrario), ma questo nuovo anno ha sicuramente un diverso sapore per me.
La differenza sta nella distanza temporale che ormai mi separa dall’Italia. I confronti che facevo anche incosciamente fra le pratiche di lavoro lì è qui adesso sono meno frequenti. La mia immagine dell’Ateneo palermitano si comincia a sbiadire. Un anno fa avevo ricordi vividi della quotidianeità. Per esempio, a Palermo per spedire una busta dall’università dovevo (io come altri) andare a comprare i francobolli al tabaccaio, trovare una cassetta o andare alla posta (per i pacchi), poi riempire un modulo di rimborso e portarlo a una segretaria a 15 minuti di bici e lì aspettare il turno per essere ricevuto. Qui porto la busta da una stanza a un’altra e due volte al giorno passa qualcuno a raccogliere la posta, affrancarla e spedirla. Ma questa e mille altre semplificazioni che l’anno scorso mi parevano un privilegio, ora mi sembrano acquisite. Si fa presto ad assuefarsi alle comodità. Continua a leggere »
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