Il traffico del Papa
[Ricevo, traduco e pubblico la lettera del mio amico Mehmet, da Istanbul]
Caro Nicola,
qui a Istanbul tutto bene. Defne cresce che è una bellezza. È tanto ingorda di latte quanto io di Cacik [n.d.t. zuppa di yoghurt, aglio e cetriolo]. Al lavoro ho avuto una promozione e un bonus generoso con il quale forse vi verremo a trovare d’estate. Per il resto è stato un periodo un po’ stressante. Non so se lo sai, ma qui abbiamo avuto il vostro Papa. Ci sono rimasto quando ho sentito alla televisione che parlava tedesco, io pensavo che i papi dovessero essere italiani, al massimo polacchi. In ogni caso, ora che se ne è andato tiriamo un sospiro di sollievo, anche dal punto di vista del nostro portafoglio. Infatti, durante la visita del vostro Papa ci siamo dovuti trasferire in albergo. Sai che io ogni giorno attraverso il ponte del Bosforo, insieme ad altri due milioni di persone, per andare a lavorare nella zona delle nuove torri. È già una faticaccia normalmente, ma in questi giorni molti svincoli erano chiusi alla circolazione e ogni macchina passando dal ponte doveva essere perquisita con i cani, ogni borsa aperta, ogni documento controllato, così il percorso che già di solito dura un’ora e mezza, durava dalle tre alle cinque ore, se non si rimaneva del tutto bloccati. La gente lo ha chiamato il Papa trafigi, il traffico del Papa. Ma da voi, a Roma, è sempre così?
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Il primo giorno non sono riuscito ad andare al lavoro. E forse questo non è stato tanto male, perchè non passo mai tempo in famiglia, infatti Pinar [n.d.t. la moglie] ha fatto la battuta e ha detto: “è un miracolo vederti a casa”. Il secondo giorno sono riuscito ad andare al lavoro senza l’auto, ma non sono riuscito a tornare perchè intanto avevano sospeso i traghetti da un parte all’altra del canale (e dal ponte non c’era verso di passare). Così ho preso un albergo, dove però avevano alzato le tariffe a causa del Papa trafigi. Pinar e Defne mi hanno raggiunto alle 3 del mattino, con un tassista che ha voluto 300 nuove lire [n.d.t. 140 euro] per immettersi nel traffico, ancora sostenuto, della notte. La mattina del terzo giorno volevamo rientrare a casa, ma tutto il perimetro del quartiere era circondato. “Divieto di accesso a causa della visita del Papa”, diceva un cartello. Ma cosa c’entra, ho obiettato, se in questo momento il Papa è a Izmir ?[n.d.t. a 700 km da Istanbul] La polizia stava facendo un’esercitazione generale per la visita dell’indomani del Papa a Sultan Ahmet [N.d.t. La Moschea Blu]. Ci hanno detto che per rientrare in casa dovevamo passare dalla questura, come tutti gli abitanti del quartiere, a ritirare il nulla osta necessario che dice che non siamo terroristi. Siamo tornati in albergo.
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Adesso che il Papa se ne è andato tutto è tornato alla normalità. In fondo le notti in albergo non sono state così male. Ci hanno fornito anche la baby sitter ed è stata una specie di seconda luna di miele. In previsione della tua prossima visita qui ti devo avvertire però che, a causa del Papa trafigi, gli italiani non sono più tanto ben visti.
È un’ingiustizia ora che ci penso: il Papa, dopotutto, è tedesco.
Saluti affettuosi e baci per Leyla,
il tuo caro Mehmet
Dicembre 3rd, 2006 at 2:51 pm
per fortuna che alla fine della lettera viene quasi ringraziato il Papa per aver fornito al tuo amico un seconda luna di miele perchè altrimenti la publicazione di questa lettera aveva tutta l’aria di essere un commento negativo alla visita del Papa in Turchia
Dicembre 4th, 2006 at 7:29 pm
Sig. Pizzolato, mi scusi se sto cacando fuori dal rinale ma percaso sa mica che razza di fine ha fatto Pino Skordovic?
E’ da agosto che non lo vedo e mi manca.
Non è che se lo sente glielo può dire? Così, tanto per…
Dicembre 5th, 2006 at 2:54 am
Ogni tanto lo sento per email. è in Macedonia ora dove scrive da un internet cafè scrauso quindi niente blog, almeno al momento.