Tipi da ostello
L’ostello è un fantastico tipo di sistemazione per chi viaggia spesso e con pochi soldi. Soddisfa molti dei bisogni primari dell’essere umano: un letto dove dormire, una doccia, un gabinetto; e, perfino nel ventunesimo secolo, la compagnia, il cameratismo e quel sentimento di comunanza di interessi che deriva dal fatto di svegliarsi, in numero che va da 4 a 12 persone, nella stessa squallida stanza ogni mattina.
Dopo diciottanni di peregrinazioni in ostelli di diversa qualità, soprattutto nel mondo anglosassone, è ormai assodata per me la tipologia di persone che mi troverò a incontrare nella stessa camerata con un’asciugamano attorno alla vita.
L’imbranato. L’imbranato arriva in stanza sempre di notte, quando gli altri dormono. Irrompe con i suoi bagagli di grandi dimensioni che cerca inutilmente di forzare dentro l’armadietto, inciampando (al buio) in tutti i letti e valigie e facendo una casino della madonna. Dopo un po’ si deciderà ad accendere la luce (a ciò seguiranno mugugni e insulti sbiascicati sotto le lenzuola da parte degli altri ospiti). A luce accesa l’imbranato, suo malgrado, continuerà a disturbare aprendo cerniere, spacchettando rumorosi sacchetti di plastica, entrando e uscendo dalla porta per andare diverse volte in bagno. In una di queste occasioni si dimenticherà la chiave (o tessera magnetica) dentro la stanza e comincerà a bussare per farsi aprire, per un lungo lasso di tempo gli altri ospiti faranno finta di dormire e lo ignoreranno, ma alla fine un’anima pia si alzerà (di solito io) più che altro per riprendere a dormire e per guardare in faccia il personaggio.
L’ordinato. Potrebbe sembrare il compagno ideale con cui essere forzati a dividere una stanza, ma in realtà non è sempre così. L’ordinato spegne il telefonino, ma si alza con la sveglia, tiene tutte le sue cose nell’armadietto (con lucchetto) e dentro la valigia (con lucchetto). Dopo aver concluso le abluzioni mattutine rifà il letto e ci mette il pigiama sopra – altrimenti non si capirebbe che è usato e un nuovo arrivato lo potrebbe occupare con gli scarponi. Questo comportamento è naturalmente profondamente fastidioso da osservare per gli altri, disordinati, membri della camerata, i quali rararemente rivolgono parola a tale indivisuo, anche se alcuni ne fanno una ragione pensando che sia tedesco.
L’australiano. In ogni camerata di grandi dimensioni di ogni ostello che si rispetti c’è sempre un australiano. Mi sono fatto l’idea che la sua cultura ed educazione preparano l’australiano per grandi avversità e ambienti ostili, perchè non sembra che l’australiano abbia l’opinione che l’ostello sia un luogo dove il sonno è fragile e bisogna fare di tutto per rispettare il riposo degli altri; forse lo considera un luogo di per sè già molto comodo, dove non c’è bisogno di essere particolarmente considerati verso gli altri. È un fatto comunque che chi che, nel pieno della notte, accende sempre la luce è, due volte su tre, australiano. Gli austrialiani spesso viaggiano in compagnia di due o tre altri connazionali e sono conosciuti per raccontarsi barzellette salaci che solo loro capiscono ed esplodere in risate fragorose nel cuore della notte.
Il socievole. È quello che arriva e si presenta a tutti, anche a chi sta sonnecchiando nel letto in alto. Si ricorda in nomi di tutti e dopo dieci minuti tutti conoscono le circostanze principali della sua vita e i motivi del suo viaggio. Il socievole si aspetta di conoscere altrettante informazioni sugli altri e provvederà a diffonderle nel resto dell’ostello. La socialità del socievole non si arresta alla camerata; egli otterrà i suoi migliori risultati nella stanza comune, dove trasformerà una mezza dozzina di individui allallati davanti la televisione e restii a parlare in un’allegra compagnia. Il socievole organizza anche passeggiate per la città, una visita nei migliori pub e il sabato sera in discoteca. Per quanto scavalchi con troppa sfrontatezza le barriere della riservatezza tale individuo è essenziale per rompere il ghiaccio tra persone che altrimenti non si sarebbero mai parlate tra di loro. La notte prima della partenza il socievole distribuirà a tutti un pizzino con la sua email o un biglietto da visita.
L’inesperto. Da non confondere con l’imbranato, l’inesperto è semplicemente colui che non ha idea di cosa sia un ostello e di come sia organizzata la vita lì. Spesso di giovane età, l’inesperto, dopo aver passato cinque minuti tentando di aprire la porta mettendo la scheda magnetica dalla parte sbagliata, entrerà in camerata e solo in quel momento si renderà conto che dovrà in realtà dormire con altre persone. L’inesperto non capisce quale è il suo letto e non ha portato un lucchetto per l’armadietto nè le infradito per la doccia (ma i manager degli ostelli, che conoscono questa tipologia di cliente, vendono tutto alla reception al doppio del prezzo).
Il rumorista. Personaggio di varia estrazione, nazionalità ed età. Si caratterizza per una serie di rumori che emette durante il sonno. Russare è la sua specialità, talvolta in forme estreme che danneggiano l’equilibrio mentale degli altri camerati. Il rumorista si può però anche abbandonare a sonore flautolenze oppure a lunghi sospiri mentre si gira e si rigira nel letto, facendo cigolare tutta la struttura. Il rumorista ha sempra una sveglia o un telefonino che iniziano a squillare improvvisamente, continuando per una decina di minuti perchè lui non riesce a trovarli o a farli spegnere.
Il vizioso. Ho notato che tale individuo è spesso di origine statunitense e spesso abbastanza giovane. Forse il biasimo ipocrita che, in quel paese, colpisce la consumazione di alcol, droghe e sesso, gli fa pensare che nella liberale europa tutto sia permesso. Sperimentare queste pratiche in ostello dovrebbe fargli capire che ha profondamente torto. I camerati odiano sigarette, di ogni tipo, e alcol introdotti in stanza contro ogni divieto perchè fanno puzza e occasionalmente causano un “technicolor” (un vomito) nel lavandino comune. Allo stesso modo, quegli azzardosi individui che convincono le ragazze a seguirli in camerata nell’oscurità della notte dovrebbero sapere che non incontreranno la mitica solidarietà maschile e che saranno sicuramente coperti da interminabili insulti, taluni perentori talaltri sarcastici (e in diverse lingue), che accompagnarennano per tutta la sua durata il rumoroso amplesso.
Settembre 6th, 2007 at 7:07 pm
Ciao Nico,
non so se posso dart del tu, ma siccome per adesso ho solo la possibilita` di scriverti attraverso il tuo blog, faccio un po’ di testa mia… Il mio nome e` Irene Sacchi e sono la Caporedattrice della versione italiana di un giornale Europeo chiamato indigo (www.indigomag.eu). Alla ricerca di curiosita` da ostelli sono capitata nel tuo blog e devo dire che e` a dir poco fantastico… Ho passato praticamente mezza giornata leggendo di qua e di la incapace di smettere. Ma ti scrivo per un altro motivo… Vorrei proporti una collaborazione con la rivista. Ti daro maggiori dettagli nel caso sei interessato. La mia mail e` irene.sacchi@indigomag.eu
Spero mi scriverai presto e in bocca al lupo per tutto il resto