How to do business like the Mafia

Sono rimasto di sasso leggendo ieri l’articolo sul Guardian che descrive Bernardo Provenzano come un manager modello (How to do business like the Mafia). I successi editoriali e cinematografici anglosassoni sul tema della mafia attestano la loro permanente fascinazione con questa nostra iattura. Eppure è la prima volta che sento Provenzano additato come esempio da seguire per l’amministrazione delle aziende. I suoi metodi - tenere un basso profilo, mediare, creare consenso, essere flessibili e modesti, rinnovarsi e sperare in Dio - sono definiti “lungimiranti”. Provenzano non è più un boss, ma un “Mafia entrepreneur“, un imprenditore mafioso.

L’idea della mafia come “impresa” che “vende” protezione è stata discussa in ambito accademico e credo che questo articolo rifletta questa tendenza. Trovo ogni discussione stimolante, ma l’idea in sè è piuttosto deplorevole e anche superficiale, perchè se veramente Provenzano fosse stato un “direttore generale” la sua cattura avrebbe mandato in sfascio la sua organizzazione. Evidentemente non è stato così. La mafia mi sembra più complicata di una semplice catena di comando verticale, in cui la salute di tutta l’organizzazione dipende dalle scelte di un solo leader.

Non ce l’ho tanto con chi fa questi paragoni, ma intristisce pensare che in fin dei conti l’unica “impresa” che la Sicilia di esportare in mezzo mondo sia questa, provvista pure di un “brand” riconoscibile all’istante.

Nel 2000 Orlando aprendo la Conferenza Onu sul crimine organizzato proclamò che Palermo dopo essere stata la “capitale della mafia” era diventata la “capitale dell’antimafia”; voleva “esportare”, come fosse un prodotto, l’esperienza dell’antimafia palermitana in posti tipo la Colombia. Con il senno di poi sembra proprio che abbia parlato troppo in fretta. Qualche anno fa, quando la sorella di un magistrato ucciso perse le elezioni regionali contro un politico indagato per collusione con mafiosi tutti hanno potuto constare l’ovvio, che l’antimafia non c’era più. Da dove si riparte?

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