Epifania del cappuccino

In questa intensissima settimana a Toronto una sorta di epifania l’ho vissuta proprio l’ultimo giorno, quando mi sono trovato insieme a Gorkam (Turchia), Julia (Germania), Kerry (Nuova Zelanda), Tapiw (Zimbawe), Erik (Svezia), Rebekka (Svizzera) e Jerry (USA) seduto in un cafè a dibattere su cosa sia un cappuccino. Il cappuccino è un tipico argomento da “incontri globali“, ma mai mi era capitato di discuterne contemporaneamente con amici (ormai lo eravamo) di quattro continenti diversi. Forse il fatto che eravamo lì, allo stesso tavolo, a parlare la stessa “lingua” significava qualcosa, forse segnalava una certa epoca storica. Eppure era strano che mi fossi soffermato sulla nostra sorprendente diversità solo l’ultimo giorno del convegno. Fra i settanta partecipanti vi erano almeno venti nazionalità diverse e, sin dall’inizio, tutte le infinite conversazioni - iniziate nei seminari e concluse, innaffiate di birra, nei pub - erano incentrate in un modo o nell’altro sul modo in cui le nostre diverse storie si intersecavano.

Come nel caso dell’epifania del cappuccino, certe volte le cose che osservi quotidianamente ti colpiscono all’improvviso, ma, a pensarci meglio, in questo caso era successo semplicemente che persone tra di loro sconosciute che si erano ritrovate a stringersi la mano per la prima volta otto giorni prima avevano intanto raccontato appassionatamente dei propri interessi di ricerca, messo in gioco le proprie posizioni politiche, svelato i casini famigliari e sentimentali, ballato sfrenatamente fino alle tre del mattino, scoperto affinità elettive. Alla fine era come se si conoscessero da una vita, e soltanto un’intuizione improvvisa ha finito per svelarmi l’eccezionalità di quella situazione.

[Altri incontri globali qui.]

2 Responses to “Epifania del cappuccino”

  1. Franz :

    Nico, hai mai letto “Il professore va al congresso” di Lodge?

  2. Nico :

    Si! è un mio punto di riferimento perchè racconta molte verità!

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