The Dark Knight di Christopher Nolan
Siamo andati a vedere Batman dove è giusto che si vedano questi film, alla Stratford Picture House, il popolare cinema di quartiere, dove l’audience era composta per l’80 per cento da adolescenti neri (il restante: qualche coppietta, un prete e un suo parrocchiano e una coppia quasi di mezza età: io e The Girl).
The Dark Knight sta a Nolan come Star Wars (il primo) sta a Lucas: cioè, è un film d’azione e di genere, ma anche vagamente autoriale (ed entrambi hanno fatto una barca di soldi, ma questo non c’entra). Il plot è stupendamente intrecciato e la storia è piena di dettagli e invenzioni succulente. Il Joker di Heath Ledger è terrificante e mai solo grottesco.

Purtroppo però questo secondo Batman della serie Nolan perde qualcosa rispetto al primo nella scelta drammaturgica, cioè in quello che più conta. Batman Begins era la storia di un giovane che trova la propria strada nella vita affrontando le sue paure più recondite – una storia con cui tutti ci possiamo identificare. The Dark Knight, beh, è la storia di un eroe che ha una visione manichea del bene e del male e che si assume colpe che non sono sue per salvare la sua comunità. Bei propositi, ma è più difficile identificarsi. Il cattivo del primo film era un uomo che terrorizzava una città spinto da un’ideologia – plausibile. Joker invece è semplicemente uno psicopatico – meno interessante. E così via.
Alla Stratford Picture House sono state però due ore e mezzo palpitanti, in cui l’audience incomprensibilmente rideva nelle scene più truculente (non molte). Mentre in altri momenti non fiatava una mosca. Alla fine, applauso. The Dark Knight è un film che trascina le masse.
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