Child in Time: Leyla (Second Life, part 3)
Quando, tra qualche mese, compirà tre anni Leyla avrà passato quasi metà della sua vita a Londra, sicuramente quel pezzo di vita di cui si ricorda. Dell’altra, vita, non si ricorda ormai nulla. È depositata in qualche angolo remoto dell’inconscio, inaccessibile.
Leyla non sa di essere a Londra, nella città globale – il suo mondo si restringe a pochi luoghi specifici, pochissimi nel suo caso. Lei sa che uscendo dalla porta di casa a sinistra si va all’asilo, a destra al parco. Entrambi distano circa cento metri da casa. Ogni tanto la mettiamo in macchina e andiamo in un parco più grande o incontriamo amici in pub e ristoranti, ma queste digressioni occasionali non lasciano una grande impressione in Leyla – per lei fuori dalla casa continuano a esserci principalmente solo due possibilità: asilo o parco.
In asilo passa otto ore al giorno, cinque giorni a settimana, tutto l’anno. Il suo carattere si forma tanto lì quanto con noi. Lo vediamo ogni giorno con un misto di divertimento e apprensione. Quando rifiuta stizzosa di comunicare dicendo “you are NOT my friend” o quando alza il dito indice e intima “stop it!”, da chi l’avrà imparato? C’è un modo di evitare che invece di inglese parli cockney (‘shorry’ invece di sorry, ‘cauld’ invece di cold, ‘whah’ invece di what)? Da quando i bambini che escono di casa commentano, per prima cosa, sul tempo (“daddy, it’s not raining”)? È inevitabile che a un certo punto i genitori realizzino che i figli abitino un mondo del tutto diverso da quello che era loro familiare, ma pensavo che ciò accadesse nell’adolescenza.
Leyla è un misto di tre culture, ma prevalentemente due, quella mediterranea e quella anglosassone. Dall’ultima ha già imparato l’uso frequente del sorry (anzi, shorry) per il minimo disturbo, il rispetto della fila e del turno, il valore degli stivali di gomma in una giornata di pioggia. Ma il chicken curry e la shepherd pie le sono ancora sospetti e, nonostante venga incoraggiata dai compagni, silenziosamente si astiene quando sono nel menu dell’asilo; della baked potato mangia la patata e scarta il ripieno. E naturalmente è un ibrido linguistico oltre che alimentare. Certe volte la sentiamo parlare da sola quando non si accorge di essere ascoltata: è un Esperanto di tre lingue i cui termini sono selezionati a seconda dell’impressione che le hanno fatto e del contesto in cui li ha assimilati la prima volta.
Non so quanto alla fine Leyla assomiglierà a me o a suo madre; sarà figlia di questa città e della sua generazione quanto dei suoi genitori. Ma stamattina l’ho trovata a strimpellare Purple rain con il suo ukulele (alle 7.30). Mi ha fatto un cenno e anche io ho preso la chitarra e abbiamo fatto un duetto stonando tutto il ritornello. Ho provato una sensazione impagabile di tenerezza, ma anche di affinità con una parte di me stesso. Era di questo che avrei soprattutto voluto scrivere oggi, ma purtroppo non sono riuscito a trovare le parole. Shorry.
Post collegati:
[Second Life pt.1 - at home]; Second life part 2
Novembre 3rd, 2008 at 8:15 pm
Mi cunfunnivu ma mi sono intenerito.
Novembre 7th, 2008 at 12:38 pm
Ciao Nico,
Trovo Leyla una bambina molto fortunata, biologicamente mediterranea e culturalmente anglosassone. Qui in Dublin la maggior parte dei bambini autoctoni sono frutto delle più disparate misture. Proprio davanti casa mia c’è una scuola elementare e spesso guardando i piccoli “avventori” dalla finestra,li vedo giocare e inevitabilmente penso a quanto tremendamente faticoso è stato per me, assimilare quella lingua (inglese o meglio irlandese)che loro stanno imparando quasi inconsapevolmente.
Spero tutto bene baci Renata
Novembre 8th, 2008 at 11:19 am
Grazie Renata, tutto bene da parte nostra, ma quando fate un salto da queste parti? Non ci sentiamo da tanto che mi ero quasi dimenticato che siete ancora Dublino!
Tony, scusa gli inglesismi, non ti volevo fare “confunnere”, ma è la lingua con la quale conviviamo ogni giorno!
Novembre 9th, 2008 at 9:45 pm
Yes,I will!
I’ll see you soon
kisses
Novembre 15th, 2009 at 11:03 pm
[…] collegati (per capirne di più): ‘Child in Time’; ‘Poche parole’ ; ‘Citizen […]