Gran Torino di Clint Eastwood

Il film esce in Italia la settimana prossima. Io l’ho visto in un cinema dell’East End per festeggiare il mio compleanno. E quale modo migliore? Gran Torino è nel miglior filone dei film diretti e interpretati da Clint Eastwood, si ricollega a Il Texano dagli occhi di ghiaccio (1976), Honkytonk Man (1982) e, soprattutto, Gli Spietati (1992), cioè tutti quei film in cui Clint decostruisce il ruolo che lo identifica, il macho americano dalla pistola facile e dalle frasi sprezzanti, per mostrarci alla fine l’empatia, l’altruismo e la poesia che dovrebbero governare le relazioni umane.

Nel caso di Gran Torino, Eastwood interpreta un bigotto pensionato working class di Detroit insofferente agli immigrati che hanno invaso il suo quartiere. Scoprendo il loro modo di vita però finisce anche per scoprire se stesso. Finirà per proteggerli dalla vessazioni di una gang locale, nella migliore tradizione dell’ispettore Callaghan, con una storia che si avvita verso un finale sorprendentemente commuovente.

Gran Torino non è al livello dei suoi predecessori. C’è qualche forzatura nel personaggio di in un pensionato di ottant’anni che affronta le gang locali, e talvolta qualche momento prevedibile. Ma la poesia e le emozioni sono lì, e anche il più vasto tema di come ci si guadagna la propria mascolinità, e quindi c’è la firma autoriale di Eastwood.

2 Responses to “Gran Torino di Clint Eastwood”

  1. maolina :

    ciao Nico,
    ho visto oggi Gran Torino. Mi è piaciuto tanto. Bello il capovolgimento dell’epopea del maschio americano razzista “dalla pistola facile”, bello il tema della definizione della mascolinità, interessantissima la costruzione di un nuovo protagonista/eroe del cinema americano: il VECCHIO, non più un saggio sublime ma un vero protagonista a tutto tondo, bello e giusto il finale apologia della non violenza.

  2. nico :

    Eh si, è tutto quello che hai detto! Ma quel nuovo eroe lo possono interpretare in due o tre. Forse l’altro è Tommy Lee jones.

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