I Baroni di Nicola Gardini
Aggiornamento: La mia recensione de I Baroni è su Rosalio, con commenti.
Da aspirante ricercatore all’Università di Palermo che insegna storia all’Università di Londra dal 2007 non potevo non identificarmi con questa storia (che aspetto di leggere per intero):
Sono Nicola Gardini, insegno letteratura italiana all’università di Oxford dall’inizio del 2007. Fino a quel giorno ho insegnato letteratura comparata all’università di Palermo. Ho lavorato anche all’università di Feltre e in università straniere, sempre col permesso dell’università di Palermo, come la Columbia University e quando sono partito per Oxford avevo messo insieme una serie di esperienze che mi portavano a constatare quanto infelice fosse la mia vita all’università di Palermo. E da questa constatazione è nata la storia che racconto nei Baroni, il libro in cui racconto la mia vita nell’Università italiana dal giorno in cui, io, professore di latino e greco in un liceo di Milano, ho vinto un concorso di ricercatore all’Università di Palermo, un concorso che non era stato pensato per me e che ho “soffiato” al candidato interno e così è cominciato una sorta di romanzo picaresco: mi sono trovato in un luogo che non era il mio luogo, all’inizio inconsapevole della mia estraneità e dell’emarginazione, anzi, a cui venivo costretto. Siccome tutto era nuovo e non sapevo riconoscere che cosa funzionasse e cosa no, inizialmente ho accettato tutto, però presto la coscienza ebbe il sopravvento sulla soddisfazione di trovarmi lì e mi resi conto che mi si stava facendo una guerra spietata.
Il libro racconta un sistema, un sistema di favoritismi, di clientelismi. Un sistema corrotto, spietato e cinico che non crede assolutamente nella crescita intellettuale e nel valore intellettuale delle persone. È un sistema che non crede nella gioventù, che umilia quotidianamente risorse di incalcolabile valore, emarginando le forze migliori e promovendo le più inclini all’obbedienza. È un sistema si sopraffazione, di ingiustizie tracotanti e sicure dell’impunità.
Post collegati: intervista a gardini
Aprile 24th, 2009 at 11:50 am
Gent.mo Dott. Gardini,
Ho sentito nei giorni scorsi la Sua intervista a Radio 24H, mi ha molto interessato tanto da cercare in internet il Suo sito ed altre info, in quanto avevo sentito solo parte dell’intervista.
Sono mamma di due ragazze adolescenti molto brave a scuola, una al I° (3° anno) liceo classico e l’altra in I° Media, ed è ovvio che segua con attenzione le vicende alterne delle raccomandazioni in Italia, in quanto ho sempre pensato che le persone dovessero andare avanti con il merito. Anch’io sono andata sempre avanti con le mie capacità, ma ora mi trovo in un ambiente lavorativo dove mi sento “invisibile”, proprio come la Sua sensazione, mi ci sono ritrovata molto nelle Sue sensazioni. Sono così ingenua che da poco ho capito come funziona. Vado avanti solo per guadagnarmi il pane quotidiano, ma con perenne frustrazione e nessuna gratificazione, pazienza.
Vorrei almeno per le mie figlie un’Italia migliore. La più grande vuole fare Medicina. Che Dio la protegga e che i suoi meriti siano premiati.
Un saluto di solidarietà (a proposito, anch’io ho vissuto una parte della mia vita, due anni, a Londra, ed anch’io amavo la pioggerellina che già vidi la prima volta che sorvolai l’aeroporto di Heathrow all’arrivo, e amavo la gente londinese in quanto “indifferente”. Ci si poteva vestire come si voleva, non giudicavano dall’apparenza. Bei tempi..), da
Paola Ciuti, Roma, Italy
(Segretaria in una società farmaceutica multinazionale)
Aprile 29th, 2009 at 8:15 pm
Ciao Paola, grazie per il commento, l’ho passato a Nicola Gardini. Credo che hai fatto un po’ di confusione. Io sono un altro Nicola e questo e’ il mio blog non quello di Gardini. Sono io che vivo a Londra, lui vive a Oxford. Per certi versi abbiamo esperienze simili, ma la sua fu molto piu’ lunga e torturata, e ci ha scritto il libro che hai letto. Per quanto riguarda quello che scrivi secondo me dovresti semplicemente crescere le tue figlie con ottimismo, come hai fatto fin’ora. Forse vivranno in un’Italia migliore o forse non vivranno in Italia, ma vivranno la loro vita nel modo bello e intenso che si sceglieranno. Auguri.