Trevisan contro Garrone
Alcuni anni fa Vitaliano Trevisan, l’autore di I quindicimila passi, interpretò il ruolo di un uomo ossessivo fino al punto della follia in Primo amore di Matteo Garrone. Il film confermò Garrone come uno dei più interessanti registi italiani e lo lanciò verso il successo di Gomorra. Ora Trevisan in Grotteschi e Arabeschi (Einaudi) ci racconta quell’esperienza dal suo punto di vista vendicandosi di un commento di Garrone in cui il regista sminuiva il suo contributo alla sceneggiatura. Il commento incriminato è ora nei contenuti speciali del dvd di Primo amore, ma leggendo il racconto di Trevisan mi sono ricordato della presentazione che Garrone fece a Palermo. In quell’occasione, rispondendo a una domanda dal pubblico, Garrone aveva in effetti un po’ ridicolizzato Trevisan, descrivendolo come uno un po’ strambo, che non aveva avuto idee particolarmente buone per il film, ma che si era rivelato un ottimo attore per quella parte, visto che un po’ era ossessivo anche lui.
Che di vendetta si tratti lo rende esplicito il titolo del racconto “Il barilozzo di amontillado. Un saggio?” ispirato al famoso racconto di Poe in cui un uomo seppellisce vivo l’amico che lo ha insultato. Nel racconto di Poe l’insulto che ispira l’omicidio rimane incerto, Trevisan invece si lancia in una lunga invettiva contro Garrone (il cui cognome è sostituito con una X). Qualche esempio: “Parli in continuazione di Realtà e non hai idea di cosa sia la Realtà. Credi di conoscerla, ma non l’hai mai vissuta, ne hai un’idea vaga, approssimitiva, te la sei fatta leggendo libri, guardando film, magari ci sei entrato in contatto a qualche festa di beneficienza, ma non l’hai mai del tutto compresa, senti che non è tua, ed essendo l’unica cosa che davvero ti manca per sentirti davvero un artista, ne hai un bisogno disperato” (p. 72); “Quel bamboccio viziato e schifosamente piccoloborghese, naturalmente di sinistra, non poteva sopportare che un figlio di puttana sottoproletario geneticamente anarchico si rifiutasse di farsi infilare il suo braccino da tennista fallito su per il culo per farsi rovoltare fuore le budella in pubblico” (p. 71) (spiegazione: Garrone in effetti ha fatto l’istruttore di tennis per sbarcare il lunario, non il portiere di notte come Trevisan).
Che dire? Il racconto mi ha divertito, come mi diverte il gossip. Su una cosa sola mi sento di intervenire in difesa di Garrone. L’accusa che Garrone millantasse di aver scritto il film, anche se non aveva fisicamente scritto la sceneggiatura e l’insinuazione che il regista che non scrive sia un po’ meno autore di quelli che lo fanno; queste osservazioni mi sembrano fuori luogo. Il regista “scrive” con il linguaggio cinematografico, fatto di inquadrature, sequenze, tagli e transizioni. In un film, sono le immagini che comunicano il significato, allo stesso modo in cui le parole lo fanno in un testo. A pieno titolo il regista si può dichiarare scrittore e poeta, in riferimento a un suo film. Specialmente quando si tratta di buoni film, come quelli di Garrone, quel simpatico bamboccio piccolborghese.
Matteo Garrone; Vitaliano Trevisan; Primo amore; Grotteschi e arabeschi
Maggio 10th, 2009 at 4:07 pm
gentile scrivente,
la scrittura è scrittura. la scrittura cinematografica - montaggio, è un linguaggio che usa un altro medio. una domanda: se in un film sono le immagini che comunicano il significato, perchè il sonoro? voglio dire: perchè le parole, perchè i suoni, perchè le musiche? in effetti il cinema non ha ancora risolto la questione. fare del cinema una questione di immagini è cercare una purezza che il medio in sè, per sua stessa natura, non consente.
saluti
Maggio 10th, 2009 at 9:29 pm
Non penso che il regista sia uno “scrittore”, ma sono d’accordo che sia un autore, anche se non scrive. Altrimenti Ford e Hitchcock che sono? Hitchcock disegnava degli specie di storyboard. Il che forse rimanda all’importanza, essenziale, ma non esclusiva, dell’immagine.
Maggio 12th, 2009 at 10:05 am
Sono lo scrivente. Sono d’accordo sull’importanza del sonoro, in qualunque sua forma, in un film. Un cineasta farebbe una scelta rischiosa a rinunciare al sonoro. Ma continuo a pensare che il cinema sia in primo luogo un’esperienza visiva, una di quelle che un ceco, per esempio, non potrebbe apprezzare. Lo conferma il fatto che i capolavori dell’era pre-sonoro sono perfettamente compiuti.
Settembre 10th, 2009 at 11:31 am
Keep up the good work.