Il giorno prima della felicità di Erri De Luca
Quando si apre un libro di Erri De Luca è il momento di perdersi in storie intense raccontate con un linguaggio condensato che sembra preso in prestito dalla poesia: pieno di ellissi, immagini fulminee, cambi di tempo repentini. Anni fa avevo aperto Tre cavalli e non riuscivo più a chiuderlo, lo lessi quattro volte di seguito.
In Il giorno prima della felicità (Feltrinelli) si trova la stessa verve autobiografica di quel libro, la stessa sensazione di un’intima connessione fra narratore e protagonista narrante, ma la il contesto della città ha un peso più forte. Una delle cose che mi è piaciuta di più del libro è che affiorano storie di cui gli storici non raccontano quasi nulla; la Napoli della guerra, la resistenza popolare ai Nazisti (che non è avvenuta solo al Nord), le ambiguità e le rese dei conti quando arrivano gli Americani.
L’altro piacere di leggere De Luca è che, mentre la storia si dipana, ti apre delle porticine e ti fa entrare nel suo mondo mentale, ti svela dei segreti. Qualche esempio. Sulla filosofia e la scrittura: “Platone imbrogliava, mettava in bocca al suo maestro e agli altri quello che pareva a lui. Lui se ne stava nascosto dietro di loro. E’ così che fa uno scrittore? Non deve fare così. Lo scrittore deve essere più piccolo della materia che racconta. Si deve vedere che la storia gli scappa da tutte le parti e che lui ne raccoglie solo un poco… Con Platone invece la storia sta chiusa tutta dentro il suo recinto, lui non lascia scappare fuori nessun guizzo di vita indipendente (p. 76). Sulla storia: “[Il brigantaggio] fu un’epopea militare molto più sanguinosa del Risorgimento con la buffa doppia battaglia di Custoza, perduta due volte a distanza di anni. Cavour mi era antipatico, Mazzini era il fondatore di una banda armata. Garibaldi era arrivato in un momento fortunato, Pisacane in quello sbagliato. La storia era una cucina di ingredienti, si cambiavano dosi e ne usciva tutt’un’altra pietanza” (p. 70.).
Che bello, mi sembrano le parole di chi pensa in libertà, senza le strozzature dello studio accademico.
Giugno 1st, 2009 at 7:24 pm
Nicolino…è sempre un piacere leggerti