il profeta di Jacques Audiard

La prigione, con il suo microcosmo di conflitti, passioni, valori, personaggi immersi in situazioni estreme, ultra-mascolinità, è quasi un clichè cinematografico, un mini-genere. Il Profeta è un film ambientato, per la maggior parte, in una prigione francese, che gioca con, sovverte e ridefinisce i contorni di quel clichè, mischiandoli con il gangter-movie e il dramma psicologico.

Il Profeta è la storia del giovane Malik, che entra a 19 anni e deve durare per altri sei, la durata della sua condanna, e del modo in cui impara a sopravvivere e prosperare in una situazione dove il rispetto bisogna guadagnareselo con forza e astuzia. E Malik, eroe epico, le trova entrambe. Audiard (regista, tra gli altri, di Tutti i battiti del mio cuore) ha costruito un meccanismo narrativo che avvolge lo spettatore con scene dense e veloci fin dal primo istante. Uno di quei film che all’uscita del cinema ti lasciano un senso di spaesamento, ti sembra di aver viaggiato altrove. Per due ore e mezzo sei stato distaccato dalla realtà e calato per un’eternità nella pelle di un giovane arabo-francese che rischia di essere stritolato tra mondi ostili, che impara le regole del gioco, e lo deve fare in fretta. Il suo destino è il tuo destino, o almeno così sembra. In uscita in Italia alla fine di febbraio.

Tags: ; Tags: .

Leave a Reply