Tra le Nuvole di Jason Reitman

Non male la traduzione del titolo originale “Up in the air“. Vorrei iniziare una petizione per introdurre l’obbligo per i distributori italiani di usare po’ di giudizio quando traducono i titoli, invece di lasciare il titolo inglese (o al contrario pregiudicare gli incassi dei film con innovazioni agghiaccianti, vedi “Se mi lasci, ti cancello“).

Quello che nel caso del nuovo film di Reitman (”Juno”) si è perso nella traduzione è il doppio senso: il protagonista si gode la sua vita tra aerei, aeroporti e alberghi di lusso, ma a un certo punto tutto va “per aria” (up in the air, appunto). George Clooney non mi è stato mai più antipatico come nei primi quaranta minuti del film, da piacione qual’è si cala benissimo nel personaggio di un uomo di successo, senza legami, cinico ed egoentrico. Ma poi il film cambia marcia e Clooney si adatta. Come nel caso di Juno, questo nuovo film di Reitman racconta dilemmi che tutti a un certo punto della nostra vita abbiamo dovuto affrontare: autonomia o stabilità? cosa si è disposti a fare per il partner? Si è, nella vita, fondamentalmente da soli? Il trattamento di tali quesiti nel film non è mai banale, ma ogni tanto c’è una strizzatina d’occhio al pubblico mainstream, che non diventi una pellicola esistenzialista. Alla fine dei conti però Tra le nuvole è la migliore dramedy (nuova invenzione di Hollywood, un po’ drama, un po’ comedy) da Juno a questa parte. Reitman finirà per ghettizzarsi in un genere, ma, finora, tutto bene.

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